Cosa può fare davvero un inquilino quando il proprietario non interviene

Quando nasce il problema

Succede molto più spesso di quanto sembri.
Si rompe la doccia, la caldaia non funziona, entra acqua dal soffitto o c’è un problema che il proprietario continua a rimandare. L’inquilino si arrabbia, magari scrive più volte, non riceve risposta e a quel punto pensa che la soluzione più logica sia una sola: smettere di pagare il canone finché il problema non viene sistemato.
Dal punto di vista del buon senso sembra quasi giusto.
Dal punto di vista della legge, quasi mai lo è.

Perché non pagare l’affitto è rischioso

In Italia il pagamento del canone e l’obbligo del proprietario di mantenere l’immobile in condizioni utilizzabili sono due obblighi distinti. Questo significa che, anche se il proprietario sbaglia e non interviene, l’inquilino non può decidere da solo di sospendere l’affitto.

Se smette di pagare, rischia di passare dalla parte del torto.

Anche se la doccia è rotta davvero. Anche se il proprietario non risponde da mesi.

Quando è possibile non pagare

La legge consente all’inquilino di non pagare il canone solo in casi estremi, quando il problema rende la casa completamente inutilizzabile. Per esempio, se l’appartamento diventa inagibile, se manca totalmente l’acqua, se c’è un incendio, se non si può proprio vivere nell’immobile.

Una doccia rotta, una finestra che non chiude o una perdita importante non bastano, da soli, a giustificare la sospensione totale del canone.

Il rischio reale: lo sfratto

E qui nasce il paradosso. L’inquilino pensa di tutelarsi, ma in realtà rischia uno sfratto per morosità.
Perché il proprietario, anche se non ha sistemato il problema, può comunque dimostrare che il canone non è stato pagato. E il giudice, molto spesso, separa le due cose: da una parte c’è il mancato pagamento, dall’altra il problema dell’immobile.

Cosa fare davvero (la strada corretta)

Quello che la legge permette davvero è un’altra strada.

La prima cosa da fare è contestare formalmente il problema. Non basta un messaggio o una telefonata. Occorre una comunicazione scritta, meglio se tramite PEC o raccomandata, in cui si descrive il guasto, si chiede l’intervento e si dà un termine preciso.

Quando anticipare le spese

Se il proprietario continua a non intervenire, l’inquilino può rivolgersi a un avvocato oppure, nei casi meno gravi, anticipare la spesa e poi chiedere il rimborso, ma solo se si tratta di una riparazione urgente e necessaria.

Per esempio: la doccia perde acqua e rischia di allagare tutto. In quel caso l’inquilino può far intervenire un idraulico per evitare danni maggiori, conservare fattura e documentazione e poi chiedere al proprietario il rimborso.

L’errore più comune

Quello che invece non dovrebbe fare è dire: “La riparazione costa 500 euro, allora questo mese pago 500 euro in meno di affitto”.
Anche se sembra la cosa più logica, legalmente è molto rischiosa, perché l’inquilino non può compensare da solo il canone con una spesa sostenuta, se non c’è un accordo scritto o una decisione del giudice.

Le alternative corrette

La cosa più corretta, se il proprietario non interviene e il problema è serio, è chiedere una riduzione del canone oppure rivolgersi al tribunale per ottenere che venga ordinata la riparazione.

È più lento? Sì.
È meno intuitivo? Anche.

Però è l’unico modo per non trovarsi, paradossalmente, ad avere ragione sul problema della doccia e torto sul mancato pagamento dell’affitto.

La realtà giuridica

È uno di quei casi in cui il diritto non segue sempre il buon senso immediato.

Ed è proprio per questo che, quando si entra in una situazione giuridica, agire “come sembra giusto” non basta. Bisogna capire cosa la legge considera corretto.

Crediti foto: Shutterstock

Categorie

Altri post