Molti proprietari scoprono l’esistenza del Certificato di Prevenzione Incendi soltanto quando decidono di vendere casa, richiedono documentazione al condominio o si trovano ad affrontare lavori straordinari.
Il CPI è obbligatorio?
La domanda è semplice: il CPI è obbligatorio? La risposta è: dipende. Non tutti i condomini devono possedere una pratica antincendio. L’obbligo nasce solo quando nell’edificio sono presenti attività che la legge considera soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco.
Quando scatta l’obbligo
Il caso più frequente è quello delle autorimesse condominiali di dimensioni rilevanti. Ma possono essere soggetti a controlli anche centrali termiche, depositi, gruppi elettrogeni e altri impianti tecnici. In presenza di una di queste attività, il condominio deve essere in regola con la normativa antincendio.
L’obbligo non dipende dall’amministratore
Attenzione però: l’obbligo non dipende dalla presenza dell’amministratore. Se un edificio è soggetto alle norme antincendio, lo è sia che abbia un amministratore professionista, sia che sia amministrato da un condomino, sia che si tratti di un piccolo condominio autogestito. La legge guarda all’edificio, non alla sua forma di amministrazione.
Cosa succede in caso di vendita
Una delle domande più importanti riguarda la vendita degli appartamenti.
Se vendo il mio immobile, devo dichiarare la situazione antincendio del condominio?
Sempre più spesso la risposta è sì.
Quando l’edificio possiede un’autorimessa o altre attività soggette alla normativa antincendio, acquirenti, banche, tecnici e notai tendono a richiedere informazioni sulla regolarità delle pratiche esistenti.
Un condominio non in regola potrebbe infatti trovarsi costretto ad affrontare successivamente importanti lavori di adeguamento, con costi che ricadrebbero anche sul nuovo proprietario.
Per questo motivo conoscere la situazione antincendio del fabbricato è diventata una verifica sempre più frequente nelle compravendite immobiliari.
Se il condominio non è in regola
Cosa succede invece se il condominio dovrebbe essere in regola ma non lo è?
In caso di controlli possono essere richiesti adeguamenti tecnici, imposti interventi correttivi e applicate sanzioni. Ma il problema più rilevante emerge spesso quando si verifica un sinistro.
Se un incendio dovesse coinvolgere parti comuni soggette alla normativa antincendio e venissero accertate irregolarità, potrebbero sorgere responsabilità molto importanti sia per il condominio sia per i soggetti incaricati della gestione.
Gli adeguamenti devono essere pagati da tutti?
E se un condomino non vuole pagare gli adeguamenti?
Una volta che l’assemblea approva correttamente gli interventi necessari per mettere in sicurezza l’edificio e renderlo conforme alla normativa, tutti i proprietari sono tenuti a partecipare alle spese secondo i millesimi di competenza.
Non è possibile rifiutarsi di contribuire sostenendo di non utilizzare il garage o di non condividere l’intervento. Le opere richieste dalla normativa riguardano la sicurezza e la regolarità dell’intero edificio.
La domanda giusta da porsi
La vera domanda che ogni proprietario dovrebbe porsi non è quindi se possiede il CPI.
La domanda corretta è un’altra: il mio condominio è soggetto alla normativa antincendio e, se lo è, è davvero in regola?
Spesso bastano pochi minuti di verifica per evitare problemi che potrebbero emergere proprio nel momento meno opportuno: durante una vendita, una successione o una richiesta di finanziamento.