Nel 2023 la cedolare secca ha confermato la sua attrattiva tra i proprietari italiani: secondo i dati del MEF, sono stati 3,1 milioni i locatori che hanno optato per il regime sostitutivo, con un incremento del +3,8% rispetto all’anno precedente. L’imponibile dichiarato è cresciuto fino a 21,6 miliardi di euro, segnando un +8,6%, mentre il gettito fiscale ha superato i 3,7 miliardi (+8,6%).
Le tre aliquote: chi sceglie cosa
Cedolare secca al 21%
Quasi 2 milioni di proprietari (1.976.000) hanno scelto questa opzione, rivolta ai contratti a canone libero. Hanno generato un imponibile complessivo di 13,7 miliardi di euro, con un reddito lordo medio annuo di 6.940 euro.
Cedolare secca al 10%
Riservata ai contratti a canone concordato, ha attirato oltre 1,1 milioni di locatori (1.108.560), per un imponibile complessivo di 7,4 miliardi di euro e un reddito medio annuo di 6.700 euro.
Locazioni brevi da comodatari e affittuari
Per le locazioni brevi (sotto i 30 giorni), il numero di contribuenti è stato più contenuto (30.000), ma con un imponibile medio annuo elevato: 14.270 euro, per un totale di 438 milioni.
Oltre 3,7 miliardi di gettito
La cedolare secca ha prodotto un gettito fiscale di 3,7 miliardi nel 2023, pari in media a 1.280 euro per locatore. I numeri confermano come la cedolare secca sia ormai uno strumento fiscale consolidato e in crescita, apprezzato soprattutto per la sua semplicità e convenienza. La scelta tra aliquota al 21% o al 10% consente inoltre di adattare il regime alle diverse esigenze di locazione, stimolando anche l’offerta di case in affitto in zone a forte pressione abitativa.