News fiscali alla portata di tutti e focus sui servizi legati all’immobiliare.

Affitti a canone concordato nel 2025: tra vantaggi fiscali e canoni ridotti, conviene davvero?

Nel 2025 il contratto a canone concordato si conferma una delle formule più vantaggiose per chi mette a reddito un immobile. Previsto dalla Legge 431/1998, questo tipo di contratto consente al locatore di applicare un canone inferiore a quello di mercato in cambio di una serie di agevolazioni fiscali che, nella maggior parte dei casi, risultano effettivamente convenienti.

Tra i benefici più rilevanti vi è l’accesso alla cedolare secca con aliquota ridotta al 10%, un risparmio significativo rispetto al 21% previsto per i contratti a canone libero. A questo si aggiunge la riduzione del 25% sull’IMU per l’immobile affittato con questa formula, un vantaggio che si traduce in un ulteriore alleggerimento fiscale. Anche chi opta per il regime ordinario IRPEF può godere di una riduzione del 30% della base imponibile. In sostanza, l’imposizione fiscale complessiva su un immobile dato in locazione a canone concordato si riduce notevolmente.

È quindi legittimo chiedersi se il canone più basso imposto dagli accordi territoriali non finisca per annullare il beneficio fiscale. In realtà, la risposta è quasi sempre negativa. Un esempio pratico aiuta a chiarire: se un contratto libero prevede un canone annuo di 12.000 euro tassato al 21%, l’imposta dovuta sarà pari a 2.520 euro. Lo stesso immobile, affittato a canone concordato per 10.800 euro (cioè con un 10% di riduzione), sarà soggetto a cedolare secca al 10%, generando un’imposta di soli 1.080 euro. Il risparmio fiscale, pari a circa 1.440 euro, supera la perdita derivante dal minor canone annuo.

Naturalmente questa convenienza si basa sulla corretta applicazione del contratto. È necessario infatti che il canone rientri nei parametri degli accordi territoriali e che venga certificato da una delle associazioni firmatarie. Il contratto deve inoltre essere registrato regolarmente e, per usufruire della cedolare secca, deve essere inserita l’apposita clausola. Si tratta di formalità obbligatorie, ma relativamente semplici, che permettono di accedere ai vantaggi senza rischi.

Anche per l’inquilino il canone concordato rappresenta una scelta intelligente. Non solo il canone è più contenuto, ma chi ha un reddito annuo inferiore a determinate soglie può detrarre parte del canone dalla propria dichiarazione dei redditi, ottenendo un rimborso fiscale fino a quasi 500 euro all’anno.

È chiaro che, in alcuni casi, il canone concordato non sia adatto a immobili di fascia alta o in zone dove la domanda supera di molto l’offerta e i canoni di mercato sono elevati. Tuttavia, per la gran parte degli immobili ad uso residenziale in città medio-grandi e nelle zone con popolazione stabile, si tratta di un modello efficace. A ciò si aggiunge una maggiore stabilità del rapporto locativo: gli inquilini con contratto a canone concordato tendono a restare più a lungo, riducendo i periodi di sfitto e i costi di turnover.

Il canone concordato nel 2025 rappresenta una formula ancora molto competitiva. Il canone calmierato viene più che compensato da sgravi fiscali, minori imposte e vantaggi gestionali. Per molti proprietari, si rivela la scelta migliore per affittare in modo sicuro, efficiente e sostenibile, soprattutto in un contesto normativo che continua a premiare chi contribuisce a mantenere accessibile l’offerta abitativa.

Crediti foto: Shutterstock

Categorie

Altri post