Un caso reale di eredità immobiliare risolta senza arrivare al tribunale

Quando ci hanno contattati, i due fratelli non si parlavano quasi più. Avevano ereditato dai genitori un appartamento in una palazzina anni Settanta. Una casa grande, in una buona zona, ma chiusa da quasi due anni. Nel frattempo erano arrivate le spese condominiali ordinarie, l’IMU sulla seconda casa e soprattutto una delibera per lavori straordinari: rifacimento di parte del tetto e sistemazione della facciata, con una quota di circa 12.000 euro da pagare.

Il problema: due visioni opposte

Uno dei due fratelli voleva vendere subito. Non aveva liquidità, stava già pagando un mutuo per la propria casa e continuare a sostenere metà delle spese di quell’appartamento per lui era impossibile. Ogni mese si trovava a pagare qualcosa per una casa che non usava e che, secondo lui, avrebbe continuato solo a generare costi.

L’altro fratello invece non voleva assolutamente vendere. Per lui quella casa aveva un valore affettivo e, soprattutto, era convinto che potesse diventare una fonte di reddito. Pensava di sistemarla e metterla in affitto, ma sottovalutava un aspetto: per farlo servivano soldi subito. Non solo per i lavori del condominio, ma anche per sistemare l’appartamento, che era fermo da anni e aveva bisogno di rifare il bagno, sistemare l’impianto elettrico e tinteggiare tutto.

Una situazione bloccata

La situazione sembrava bloccata. Se uno avesse insistito per vendere e l’altro si fosse opposto, sarebbero probabilmente finiti in una divisione giudiziale, con tempi lunghi e il rischio di vedere la casa venduta all’asta a molto meno del suo valore.

L’analisi dei numeri reali

Prima di prendere una decisione, abbiamo ricostruito tutti i numeri veri.

L’appartamento, nelle condizioni in cui si trovava, avrebbe potuto essere venduto rapidamente a circa 165.000 euro. Sistemato e con i lavori condominiali già pagati, il valore sarebbe salito a circa 205.000 euro. Una volta affittato, avrebbe potuto generare un canone di circa 850 euro al mese.

A quel punto abbiamo fatto una simulazione completa.
Per tenere la casa sarebbero serviti circa 12.000 euro per il condominio, 13.000 euro per sistemare l’appartamento e circa 2.500 euro tra IMU, spese arretrate e imposte. In totale poco meno di 28.000 euro.

La soluzione: comprare la quota

Il fratello che voleva tenere l’immobile non aveva quella cifra disponibile. Però aveva un buon reddito e la possibilità di sostenere una rata mensile.
Invece di ragionare solo sul “vendo o non vendere”, abbiamo costruito una soluzione intermedia.
Il fratello che voleva tenere la casa ha acquistato la quota dell’altro, ma non pagandola subito tutta in contanti.
Abbiamo concordato un valore attuale dell’immobile pari a 165.000 euro, quindi la quota del fratello che voleva uscire valeva 82.500 euro. Da questa cifra sono state sottratte metà delle spese future già certe: la quota dei lavori condominiali, dell’IMU e delle spese arretrate. Alla fine il valore effettivo da riconoscere era di circa 74.000 euro.

Il piano di pagamento

Anche quella cifra però era troppo alta da pagare immediatamente. Così è stato costruito un accordo in due parti. Una prima somma è stata versata subito, utilizzando una parte dei risparmi disponibili. Il resto è stato dilazionato in tre anni, con un piano di rientro mensile concordato tra i due fratelli e garantito da una scrittura privata registrata.

Come si sostiene economicamente

La parte decisiva è stata far sì che il piano si sostenesse quasi da solo.
Il fratello che teneva la casa ha ottenuto dal condominio una rateizzazione dei lavori straordinari in quattro anni. Ha poi fatto soltanto gli interventi indispensabili per affittare l’appartamento rapidamente, spendendo circa 13.000 euro tra bagno, impianto elettrico, tinteggiatura e qualche piccolo intervento sugli infissi.

Dopo due mesi la casa è stata affittata.

Il canone di 850 euro al mese veniva usato quasi interamente per coprire sia la rata concordata con il fratello sia quella delle spese condominiali. Nei primi anni l’appartamento non ha prodotto un vero utile, ma ha smesso di essere un costo.

La gestione fiscale

Per semplificare la gestione è stata scelta la cedolare secca, così da avere una tassazione chiara e prevedibile. Nel frattempo, il fratello che aveva voluto uscire dalla comproprietà ha ottenuto una liquidità immediata e la certezza di ricevere il resto nei mesi successivi, senza continuare a pagare IMU, spese condominiali e lavori su una casa che non voleva tenere.

Il risultato finale

Dopo alcuni anni il fratello rimasto proprietario si è ritrovato con un immobile sistemato, interamente suo e già a reddito. L’altro, invece, era riuscito a uscire da una situazione che per lui stava diventando insostenibile.

La lezione

La differenza non l’ha fatta una soluzione ovvia, ma il fatto di aver costruito un accordo sui numeri reali, sulle spese future e sulla capacità concreta di sostenere l’operazione, invece di limitarsi a discutere se vendere oppure no.

Crediti foto: Shutterstock

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