Detrazioni per interventi antisismici: guida aggiornata

Bonus antisismico: strumento di prevenzione o occasione sprecata?

In un Paese come l’Italia, attraversato da faglie e ciclicamente colpito da terremoti devastanti, la sicurezza degli edifici non dovrebbe essere una scelta, ma una priorità. Eppure, il bonus antisismico – introdotto per incentivare gli interventi strutturali di adeguamento – ha vissuto fortune alterne, tra aperture generose e restrizioni improvvise. Oggi, con la progressiva riduzione delle detrazioni e la fine della cessione del credito, ci si chiede: si sta davvero investendo nella prevenzione o si sta smantellando un’occasione fondamentale?

Il Sismabonus, nella sua versione iniziale, rappresentava un’innovazione importante: non solo consentiva detrazioni fino all’85% per chi migliorava di due classi sismiche la sicurezza del proprio immobile, ma premiava anche i condomìni e chi acquistava edifici già ristrutturati in zone a rischio.
In alcune città del Centro e Sud Italia, è stato determinante per rilanciare interi comparti edilizi. Inoltre, la possibilità di cedere il credito o ottenere lo sconto in fattura ha reso accessibile l’intervento anche a famiglie con poca liquidità, creando un circolo virtuoso tra imprese e cittadini.

A partire dal 2025, però, le regole cambiano. Le nuove norme prevedono:
una detrazione al 50% per l’abitazione principale;
solo il 36% per le seconde case, in calo fino al 30% dal 2026;
l’eliminazione della cessione del credito e dello sconto in fattura.

Un orizzonte che si chiude entro il 2027, con ritorno al solo bonus ristrutturazioni (30%).

Se l’obiettivo è contenere la spesa pubblica, il messaggio che passa è tutt’altro: la prevenzione costa troppo, e se vuoi metterti al sicuro, devi farlo da solo. Questo è pericoloso non solo per il cittadino, ma per lo Stato stesso, che pagherà molto di più in termini di ricostruzione e risarcimenti dopo l’evento.
È paradossale che in un Paese dove si investe tanto in bonus per rifare cucine o infissi, non si investa almeno altrettanto nella sicurezza strutturale degli edifici.
La logica del “bonus estetico” ha vinto sulla logica del bonus salvavita.

Inoltre, non prevedere differenziazioni premiali per chi effettua miglioramenti reali – come il passaggio da una classe sismica D a una B – rischia di appiattire gli incentivi e scoraggiare gli interventi più complessi.
La verità è che il bonus antisismico non è solo uno strumento fiscale, ma una politica pubblica di protezione civile preventiva.

Crediti foto: shutterstock

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