La Legge di Bilancio 2026 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre ed entrerà in vigore dal 1° gennaio, ma senza il tanto discusso condono edilizio. Il pacchetto di emendamenti che prevedeva una sanatoria su larga scala è stato infatti stralciato dal testo finale. Tuttavia, il tema è tutt’altro che archiviato: il Governo starebbe valutando un provvedimento ad hoc per reintrodurre le stesse misure nei prossimi mesi.
Il condono edilizio resta fuori dalla Manovra 2026
Al centro del dibattito c’è la possibile riapertura del condono edilizio del 2003 (DL 269/2003), con estensione su tutto il territorio nazionale. Secondo le ipotesi allo studio, potrebbero essere sanati solo abusi di modesta entità, a condizione che rispettino i vincoli urbanistici e risultino conformi agli strumenti vigenti al 31 marzo 2003.
Gli interventi potenzialmente sanabili
Tra gli interventi che potrebbero rientrare nella futura sanatoria figurano:
- tettoie, balconi, pergolati e logge
- ristrutturazioni interne ed esterne
- restauro e manutenzione straordinaria
Gli abusi che resterebbero esclusi
Resterebbero invece esclusi dalla sanatoria:
- nuove costruzioni totalmente abusive
- ampliamenti volumetrici rilevanti e sopraelevazioni
- edifici situati in aree con forti vincoli paesaggistici o ambientali
Il possibile percorso normativo
Un possibile veicolo normativo potrebbe essere il Testo Unico dell’Edilizia, già approvato dal Consiglio dei Ministri ma non ancora bollinato dalla Ragioneria dello Stato. Non si esclude che il testo venga riaperto per accogliere le proposte inizialmente escluse dalla Manovra.
Elemento chiave: la sanatoria non sarebbe automatica. Sarebbe necessaria una legge di recepimento da parte delle Regioni, chiamate a definire modalità, tempi e condizioni di adesione.
Un tema che divide
Da un lato, il condono potrebbe rappresentare una soluzione concreta per regolarizzare situazioni irrisolte da anni ed evitare demolizioni o sanzioni; dall’altro, riaccende il dibattito su equità, rispetto delle regole urbanistiche e rischio di incentivare l’abusivismo.
Il quadro definitivo è ancora incerto: il 2026 si apre con molte ipotesi e poche certezze. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la sanatoria edilizia diventerà realtà o resterà solo una proposta politica.