Come cambierà l’IRPEF per proprietari e inquilini

Nel 2025 il sistema fiscale italiano subirà importanti trasformazioni, in particolare con la riforma dell’IRPEF, che avrà effetti concreti sia per i proprietari di immobili sia per gli inquilini.
Il nuovo assetto dell’IRPEF prevede una rimodulazione degli scaglioni di reddito, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire il carico fiscale sul ceto medio.
Attualmente si prevede una tassazione del 23% fino a 28.000 euro, del 35% (con possibile riduzione al 33%) fino a 50.000 o 60.000 euro, e del 43% per i redditi superiori.
Questo significa che per una larga fascia di contribuenti – compresi molti piccoli proprietari che integrano il reddito con affittiil vantaggio potrebbe essere tangibile, ma non necessariamente strutturale.

Parallelamente, le agevolazioni fiscali legate all’edilizia saranno drasticamente ridotte. Il Superbonus subirà una nuova riduzione al 65% ed è riservato solo a chi avrà presentato la CILAS entro ottobre 2024. Le detrazioni ordinarie per le ristrutturazioni scenderanno al 36%, e ciò renderà meno appetibile acquistare immobili da ristrutturare. Ne consegue una probabile contrazione degli investimenti edilizi su seconde case o abitazioni da riqualificare, con un impatto negativo sul comparto delle imprese edili e sull’indotto.

Dal lato degli inquilini, vengono confermate le detrazioni IRPEF legate ai contratti di locazione, in particolare per giovani under 31 e per chi stipula contratti a canone concordato. Si tratta di misure che mantengono un minimo incentivo all’affitto regolare, ma che da sole difficilmente possono invertire un’eventuale tendenza al rialzo dei canoni, soprattutto in contesti urbani dove l’offerta abitativa resta scarsa.

La riduzione dei bonus edilizi, in questo quadro, rischia di rallentare ulteriormente il mercato delle compravendite, soprattutto per gli immobili da sistemare, e di cristallizzare le attuali difficoltà nell’offerta di case in affitto, accentuate dalla disincentivazione agli interventi di riqualificazione. Le compravendite potrebbero dunque spostarsi sempre più verso immobili nuovi o già ristrutturati, con un conseguente aumento dei prezzi di questi ultimi, mentre il mercato degli affitti rischia di polarizzarsi: da un lato locazioni di qualità in aumento di prezzo, dall’altro un patrimonio immobiliare obsoleto che faticherà a trovare inquilini.

Per invertire questa tendenza e stimolare il settore, sarebbe necessario un cambio di rotta nelle politiche fiscali: servono manovre mirate a favorire la rigenerazione urbana, come incentivi alla riqualificazione energetica estesi anche alle seconde case, oppure misure specifiche per sostenere i piccoli locatori che affittano a canone calmierato. Allo stesso modo, un rafforzamento del fondo per la morosità incolpevole e un credito d’imposta per chi ristruttura immobili destinandoli alla locazione a lungo termine potrebbero rappresentare strumenti efficaci per rilanciare il mercato in modo sostenibile.

In sintesi, la riforma fiscale del 2025 mostra un tentativo di razionalizzazione delle imposte, ma rischia di penalizzare settori chiave come l’edilizia e la locazione se non accompagnata da misure strutturali di rilancio e riequilibrio sociale. La partita resta aperta, e il modo in cui il legislatore saprà rispondere a queste sfide determinerà gli scenari futuri dell’abitare in Italia.

Crediti foto: Freepick

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