Con la sentenza n. 10441/2025, la Corte di Cassazione ribadisce che non basta definire un ambiente come vano accessorio per evitarne la qualificazione come nuova volumetria.
Nel caso di un hotel che aveva realizzato un’ampia area wellness nel seminterrato (oltre 3.000 mc), pur in assenza di difformità dal progetto approvato, la Cassazione ha escluso che si trattasse di un semplice vano accessorio.
Secondo i giudici, perché un locale sia davvero “accessorio” deve servire direttamente e funzionalmente l’ambiente principale, non essere autonomo e non creare nuovo carico urbanistico.
L’area wellness, invece, è abitabile, fruibile in modo indipendente e quindi genera una trasformazione urbanistica. Serve il permesso di costruire, altrimenti si rischia l’abuso edilizio, anche in presenza di buona fede e progetto approvato.